Le attività umane hanno un impatto sull’ambiente. Per ridurlo si stanno intraprendendo molte azioni: riciclaggio, riduzione degli imballaggi, passaggio a fonti energetiche rinnovabili, incentivi per la conversione energetica di edifici.
Tra tutti gli interventi non viene quasi mai menzionata la possibilità di agire sulla scelta degli alimenti da portare in tavola: l’impatto ambientale dell’alimentazione è un argomento molto studiato ma ancora poco noto e divulgato. Il termine ecologia della nutrizione è stato coniato nel 1986 da un gruppo di studiosi dell’Università di Giessen in Germania. Si tratta di una scienza interdisciplinare, che prende in esame tutte le componenti della catena alimentare e ne valuta gli effetti in relazione a quattro aspetti: salute umana, ambiente, società ed economia. Quantifica numericamente gli impatti considerando tutto il processo produttivo, “dalla culla alla tomba”, cioè dall’inizio della produzione fino allo smaltimento finale dei rifiuti.
Anche se non è il primo tipo di attività a cui si pensa, quando si parla di inquinamento, il settore alimentare è a tutti gli effetti un processo produttivo che, come tutti i processi produttivi, ha un impatto ambientale dovuto al consumo di risorse e all’emissione di inquinanti.
Nella recente Conferenza Stato-Regioni avvenuta lo scorso 11 marzo, è stato chiarito in modo dettagliato quali siano le categorie di pazienti considerate “ad elevata fragilità” che devono avere la priorità nella campagna vaccinale. A tal proposito è stata accolta la richiesta portata avanti dalla Società Italiana di Nefrologia di dare priorità ai pazienti dializzati, trapiantati e in attesa di trapianto renale (che infatti sono stati inseriti nella categoria più a rischio).
A livello provinciale possiamo confermare che l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari si sta attivando per mettere in pratica tale indicazione. I pazienti emodializzati che non hanno già effettuato il vaccino saranno vaccinati direttamente nel Centro Dialisi di riferimento (verranno comunicate a breve le date). Riguardo invece ai pazienti in dialisi peritoneale, trapiantati e in lista d’attesa di trapianto, sono già stati forniti i nominativi all’Azienda Sanitaria, che provvederà a contattarli per eseguire la vaccinazione.
A questo link potete leggere le indicazioni del Centro Nazionale Trapianti riguardanti la vaccinazione dei pazienti trapiantati:
La presidente di APAN dott.ssa Diana Zarantonello e il dott. Brunori, direttore dell’Unità operativa multizonale nefrologia e dialisi dell’ospedale Santa Chiara di Trento, sono intervenuti nella puntata di Meeting del 10/03/2021 direttore dell’unità operativa di nefrologia e dialisi.
Il video è disponibile on demand sul sito di Trentino TV:
Carissimi amici e associati, spero innanzitutto stiate bene!
Vi scrivo per invitarvi a rinnovare la tessera annuale dell’APAN, per questo 2021.
Nell’anno precedente purtroppo molte iniziative in presenza che avevamo in mente di organizzare sono saltate per via della pandemia, ma speriamo presto di riprendere con le nostre attività. Siamo tuttavia riusciti ad assicurare la pubblicazione della nostra rivista, Rene&Salute, che ci auguriamo siano stati di vostro gradimento.
Molti pazienti in questo periodo mi chiedono informazioni riguardo alla vaccinazione.
Vi informo che attualmente è in atto un confronto a livello istituzionale, tra la Società Italiana di Nefrologia, nella figura dell’attuale Presidente Prof. Pierluigi Messa, e l’Istituto Superiore di Sanità, con la richiesta di dare priorità alla vaccinazione dei pazienti dializzati (che nel caso contraggano il COVID-19 hanno più probabilità di sviluppare complicanze anche letali, come evidenziato da recenti studi). I pazienti dializzati sottoposti a vaccinazione anti-COVID-19 in Italia saranno poi seguiti in follow-up clinico e sierologico per valutare la risposta alla vaccinazione e l’insorgenza di eventuali effetti collaterali, secondo un protocollo di studio in stretta collaborazione con l’ISS e l’Istituto Spallanzani di Roma e con il supporto di AIFA e del Ministero della Salute.
Motori della vita. Dall’Antico Testamento a Karen Blixen, passando per Ippocrate e Michelangelo, ecco la storia delle nostre fondamentali ghiandole. Che in Oriente sono chiamate «il mare dell’essenza»
di Vittorio Lingiardi
Dei reni si parla poco, a torto considerati organi di secondo piano, laggiù in lavanderia, custoditi nella parete posteriore dell’addome, a ripulirci dalle scorie producendo liquidi di scolo. Eppure l’Antico Testamento li tiene in gran conto perché sede della coscienza morale. Dio, dice la Bibbia, «esamina i reni e il cuore». «Sei tu che hai formato i miei reni, che mi hai intessuto nel seno di mia madre», recita il Salmo 139. Per il Libro dei Proverbi possono addirittura sperimentare la gioia: «I miei reni esulteranno quando le tue labbra parleranno di rettitudine».
Un Cupido insolente. Lorenzo Lotto, Venere e Cupido (1530 circa), New York, Metropolitan Museum.
Il nome latino ren, renis potrebbe derivare, ma non v’è certezza, dal greco reo, scorrere. Di colore rosso bruno e a forma di fagiolo, i reni sono gli organi più vascolarizzati del corpo umano, attraversati ogni giorno da 180 litri di sangue. La loro missione è senz’altro idraulica, visto che da lì scorre l’urina che, dopo sofisticati processi di filtrazione e riassorbimento, consente l’eliminazione di sostanze dannose o in eccesso. «Cos’è l’uomo, se ci pensi bene, se non una macchina ingegnosa e minuziosamente impostata per trasformare, con infinita arte, il vino rosso di Shiraz in urina?», dice un personaggio delle Sette storie gotiche di Karen Blixen. L’evocazione enologica ci obbliga a menzionare i reni non umani, quelli dei poveri vitelli i cui rognoni finiscono trifolati sulle nostre tavole.
“Cure palliative e hospice” significa accogliere e accompagnare persone con malattie non più guaribili, assieme ai loro familiari, aiutandoli a vivere il meglio possibile il tempo di vita che ancora c’è. L’emergenza Covid-19 e il conseguente periodo di isolamento ha avuto pesanti conseguenze su questa impostazione filosofica e sanitaria, anche presso la Casa Hospice Cima Verde. Il rigoroso rispetto delle indicazioni provinciali e nazionali e l’attenzione posta per la tutela di ospiti e operatori ha permesso di superare l’emergenza senza casi di contagio, ma Covid-19 ha significato per tutti noi privazione, fatica e anche dolore. Di seguito desideriamo raccontarvi com’è andata.
Operatori presso la Casa Hospice Cima Verde (foto di Alessio Coser).
Nell’anno 2000 la Provincia Autonoma di Trento aveva istituito il Servizio Provinciale Cure palliative e nel 2006, sulla base delle indicazioni del Ministero alla salute circa il fabbisogno di posti letto in Hospice (per il Trentino 28 posti letto), aveva realizzato una struttura per il soddisfare tale indicazione.
Da metà ottobre la seconda ondata di contagi da COVID-19 si è fatta sentire nel Reparto di Nefrologia e nei Centri Dialisi della Provincia Autonoma di Trento.
A fronte dei pochi contagiati avuti tra marzo-maggio, questa volta abbiamo dovuto affrontare un crescente numero di contagianti. Al momento circa abbiamo circa una ventina di pazienti dializzati contagiati dal virus, alcuni di essi con necessità di ricovero. Abbiamo purtroppo avuto anche due decessi tra i dializzati ricoverati per questa patologia.
Figura 1. Stanza contumaciale adibita ai pazienti COVID-positivi presso il centro dialisi di Trento.