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Emergenza Covid-19: l’impegno di Casa Hospice Cima Verde

a cura della Fondazione Hospice Trentino ONLUS

“Cure palliative e hospice” significa accogliere e accompagnare persone con malattie non più guaribili, assieme ai loro familiari, aiutandoli a vivere il
meglio possibile il tempo di vita che ancora c’è. L’emergenza Covid-19 e il conseguente periodo di isolamento ha avuto pesanti conseguenze su questa impostazione filosofica e sanitaria, anche presso la Casa Hospice Cima Verde. Il rigoroso rispetto delle indicazioni provinciali e nazionali e l’attenzione posta per la tutela di ospiti e operatori ha permesso di superare l’emergenza senza casi di contagio, ma Covid-19 ha significato per tutti noi privazione, fatica e anche dolore. Di seguito desideriamo raccontarvi com’è andata.

Operatori presso la Casa Hospice Cima Verde (foto di Alessio Coser).

Nell’anno 2000 la Provincia Autonoma di Trento aveva istituito il Servizio Provinciale Cure palliative e nel 2006, sulla base delle indicazioni del Ministero alla salute circa il fabbisogno di posti letto in Hospice (per il Trentino 28 posti letto), aveva realizzato una struttura per il soddisfare tale indicazione.

Rene&Salute | Dicembre 2020 | Anno XXXV n. 3/4

Rene & Salute 2020.1-2

Sommario:

3 Il contributo del Presidente SIN uscente Giuliano Brunori
a cura di Diana Zarantonello

6 Emergenza COVID 19
a cura della Fondazione Hospice Trentino ONLUS

9 Aforismi
a cura di Luisa Pevarello

10 Il nostro contributo per fermare il COVID-19
di Danila Bassetti

12 Il pianeta in tavola
di Denise Filippin

15 La vecchiaia che vorrei
di Roberta Lochi

18 I composti Poli e Perfluoroalchilici (PFAS)
di Michele Orlandi

Intervista al presidente della società italiana di nefrologia

a cura di Diana Zarantonello

Intervistiamo il dottor Giuliano Brunori, Presidente SIN, nonché Primario del Reparto di Nefrologia e Dialisi dell’Ospedale S. Chiara di Trento.

Buongiorno Primario, com’è cambiata l’organizzazione del Reparto e della dialisi da quando è insorta l’emergenza Covid-19?

È cambiata radicalmente. Fin dall’inizio i dati che provenivano soprattutto dalla Lombardia, investita prima di noi da questo Tsunami, ci hanno fatto capire che eravamo di fronte a un problema estremamente importante, soprattutto per i pazienti in emodialisi che sono stati pertanto i primi a essere interessati da provvedimenti organizzativi volti a evitare la diffusione del contagio. Pertanto per prima cosa abbiamo diffuso ai pazienti emodializzati una lettera nella quale erano invitati a segnalare, mediante contatto telefonico con il nefrologo, l’eventuale insorgenza di sintomi sospetti (come febbre, tosse, mancanza di respiro). Questo per evitare che un paziente con tali sintomi prendesse il mezzo di trasporto (spesso condiviso con altri pazienti) e arrivasse nel centro dialisi, facilitando la trasmissione dell’infezione.

Rene&Salute | Aprile 2020 | Anno XXXV n. 1/2

Rene & Salute 2020.1-2

Cari lettori, associati, amici,

Innanzitutto spero che stiate tutti bene in questo momento così difficile, in cui pare che tutto si sia fermato.
Noi della redazione di Rene&Salute abbiamo deciso di non fermarci, facendo uscire la rivista pur se tra mille difficoltà, con l’obiettivo, ci auguriamo, di interessarvi e accompagnarvi con piacevoli letture. Abbiamo concepito questo numero strutturandolo in tre parti. La prima è dedicata all’emergenza Coronavirus, che non potevano evitare di trattare, ed è composta da articoli e interviste che danno voce al personale sanitario che si trova ad affrontare quotidianamente questa situazione: in ospedale, sul territorio, in dialisi. Anche il Presidente della Società Italiana di Nefrologia, il Dottor Brunori, ci ha concesso un’interessante intervista, nella quale ci offre spunti di riflessione nazionali e internazionali.

Le buone pratiche per la salute

A Rabbi serate informative sui corretti stili di vita
di Silvia Moggio*

Come ogni anno, il medico termale delle Terme di Rabbi propone delle serate informative di carattere medico-scientifico che toccano diversi aspetti della vita quotidiana: “La salute ed i consigli per invecchiare bene” – argomento tanto conosciuto, quanto poco seguito e rispettato. È dato consolidato e risaputo che, nel mondo, gli adulti sovrappeso sono oltre 1 miliardo e oltre 300 milioni sono francamente obesi (dati OMS). La classe di età che mostra i valori più elevati oscilla tra i 65 e 75 anni; genetica e ambiente giocano un ruolo chiave nello sviluppo dell’obesità.

Foto di TeeFarm (https://pixabay.com/users/teefarm-199315/).

La deposizione del tessuto adiposo in diversi siti anatomici ha grosse implicazioni sulla morbilità: si ricorda che il deposito in sede viscerale ha più complicanze rispetto alla sede sottocutanea; tra queste si annoverano: insulino-resistenza, diabete mellito tipo 2, ipertensione arteriosa, displipidemia e una maggior incidenza di eventi cardiovascolari (la circonferenza addominale è predittiva di rischio cardiovascolare: ogni centimetro di incremento si associa a un aumento dell’11,9% del rischio di decesso per malattia cardiovascolare). Ma non mancano anche complicanze minori: gonartrosi, litiasi biliare colesterolica e insufficienza venosa cronica a carico degli arti inferiori.

Fantascienza in sala operatoria

di Andrea Scardigli*

Dottore, ma mi opererete ben con il robot vero? Mi farete il laser? Ma l’intervento non è in day hospital? (Prostatectomia radicale…). Ma devo stare ricoverato?

Queste sono alcune domande che ci vengono rivolte quotidianamente e più volte al giorno in ambulatorio, in reparto, al bar, ecc. quando si tratta di proporre ai pazienti delle procedure chirurgiche. Ormai sembra che se un chirurgo non si avvale di tecnologie fantascientifiche e ipertecnologiche, che al risveglio dall’anestesia dopo un lungo e complesso intervento ti permettano di andare a sciare o a fare una partita di calcetto con gli amici, la sua capacità e le sue conoscenze non valgano più di quelle del vicino di casa o del tanto abusato “Dr. Google”. Effettivamente, abbiamo contribuito anche noi stessi a creare questo alone di “meraviglia” intorno alle nuove tecnologie presenti nelle nostre sale operatorie, che senza dubbio hanno migliorato l’efficacia delle terapie, ma che certamente non si possono sostituire al sapere e alla tecnica di un buon medico.

Figura 1. Robot-assisted surgery in sala operatoria.

Comunque, negli ultimi anni, il primo posto nella “hit parade” delle tecnologie viene stabilmente occupato dalla chirurgia robotica, o, più precisamente, robot-assisted surgical technology, che senza dubbio ha rivoluzionato il mondo della chirurgia minimamente invasiva, e in particolare quello della chirurgia laparoscopica.

La donazione da donatore vivente

Passato e presente nel trapianto renale

di Teresa Dipalma*

Sono passati diversi anni dal lontano 23 dicembre 1954, quando il chirurgo Joseph E. Murray eseguì a Boston il primo trapianto di rene tra i gemelli Ronald e Richard Herick, rispettivamente il donatore e il ricevente, con esito positivo (fig. 1). Prima di questo trapianto erano stati eseguiti altri tentativi purtroppo non coronati da successo a causa dell’incompatibilità immunologica e della mancata disponibilità di farmaci immunosoppressivi. Nel caso dei gemelli di Boston, la circostanza che donatore e ricevente fossero gemelli omozigoti aveva fortunatamente evitato il problema immunologico.

Figura 1. I chirurghi Joseph E. Murray e John Hartwell Harrison, in collaborazione con il nefrologo John P. Merrill, eseguono il primo trapianto di rene da donatore vivente tra gemelli monozigoti presso il Peter Bent Brigham Hospital di Boston.

La dieta della salute planetaria

Calare il consumo per una salute migliore

di Diana Zarantonello *

Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse verso il problema del cambiamento climatico che minaccia la stabilità del pianeta e la sopravvivenza dei suo abitanti. Tuttavia si parla ancora poco di come ciò si colleghi alla produzione e al consumo di cibo. A tal proposito è stato recentemente pubblicato un documento che ha l’ambizioso scopo di rispondere alla delicata questione se esista una dieta in grado di sfamare 10 miliardi di persone (è questa la stima di quello che sarà il numero di abitanti del nostro pianeta nel 2050), mantenendole in salute, senza esaurire le risorse del pianeta e senza stravolgerne il clima.

The Lancet | Il cibo nell’Antropocene

Il Lancet, una tra le maggiori riviste scientifiche a livello internazionale, ha incaricato a tal scopo la commissione EAT (organizzazione di scienziati indipendente senza fini di lucro con base a Oslo) perché analizzasse il problema da vari punti di vista. Sotto la codirezione di Walter Willett, epidemiologo di fama mondiale, della Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston (Stati Uniti) e Johan Rockström, dello Stockholm Resilience Centre di Stoccolma (Svezia) e del Potsdam Institute for Climate Impact Research in Germania, sono stati pertanto convocati 35 tra i massimi esperti di clima, salute, economia e agricoltura, provenienti da 16 diversi paesi.